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Utero in affitto: si o no?

 

Il tema genitorialità in questi giorni è di grande attualità nel nostro paese.

É giusto che anche chi non è eterosessuale possa adottare? La pratica dell’utero in affitto sarà mai eticamente accettabile in Italia? E che dire della maternità surrogata?

Ecco solo alcune delle domande che imperversano nelle ultime settimane sui giornali ed in TV.
Certo si tratta di questioni delicate.
Senza entrare in giudizi di merito proviamo a comprendere che cosa sia la maternità surrogata ( altrimenti detta “utero in affitto”) e dove sia possibile ricorrervi.
La maternità surrogata è un procedimento che permette alle donne che non possono portare avanti una gravidanza autonomamente di utilizzare “donne volontarie” disposte ad affrontare la maternità al posto loro.
Queste ultime in buona sostanza sono giovani donne fertili disposte ad “affittare il proprio utero”.
La maternità surrogata consta di tre importanti fasi:
– entrare in contatto con la madre surrogata ed eventualmente altri donatori;
– impianto dell’embriore nell’utero della mamma volontaria dopo aver fecondato in vitro l’ovulo, con conseguente assistenza in tutte le fasi della gravidanza;
– predisposizione delle procedure per il riconoscimento formale dei genitori biologici in vista del parto.
I figli della “maternità surrogata” sono circa 800 l’anno.
Dove è possibile ricorrervi?
In tuute quelle nazioni il cui ordinamento riconosce la genitorialità a chi trasmette i geni pur non avendo partorito ossia Stati Uniti, Canada, Ucraina (la Biotexcom è una nota clinica specializzata), Russia, India.
E quanto costa? Dipende molto dalla nazione che si sceglie! Le tariffe sono molto più alte in Canada e negli Stati Uniti, mentre in nazioni come Ucraina ed India, è possibile usufruirne a cifre molto più vantaggiose, ad un prezzo che si aggira attorno ai 25000 Euro.


Fonte web:
http://www.mamme24.it/utero-in-affitto-cosa-e-e-dove-e-possibile_12645

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